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Rage Against the Machine 2012
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Rage Against the Machine

Quando ti immergi nel disco omonimo dei Rage Against the Machine, ti trovi di fronte a un’energia cruda e diretta. Pubblicato nel 1992, questo lavoro d’esordio pose le basi per una fusione di rap e rock che avrebbe risuonato fortemente nel decennio successivo, anche se il gruppo rimase saldo nel suo messaggio politico, una caratteristica che lo distingueva dalle altre band emergenti. La voce del cantante si dispiega con una cadenza vicina all’hip hop, ma carica di una furia che si canalizza in slogan di sinistra. Ciò che colpisce immediatamente è la copertina: un’immagine scioccante di un monaco buddista che si dà fuoco in segno di protesta. Questa fotografia, scattata nel 1963, divenne un simbolo potente, e la band la scelse per il suo disco, stampando il nome del gruppo e il titolo dell’album nella parte inferiore. Per l’edizione del 20º anniversario, venne aggiunta l’immagine completa, mostrando il contesto dell’auto e del bidone di carburante utilizzati nell’atto.

Anno
2012
Canzoni
10
Durata
52 min 53 seg
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Sull'album

Rage Against the Machine, secondo DoReSol

L’impatto di questo album si fece sentire su più fronti. Nelle classifiche, raggiunse la prima posizione nella lista Heatseekers di Billboard e si posizionò al 45º posto nella Top 200. Brani come "Wake Up" apparvero nei titoli di coda del film Matrix, e "Killing in the Name" divenne parte della colonna sonora di videogiochi come Grand Theft Auto: San Andreas e Guitar Hero II. Inoltre, il disco ricevette riconoscimenti da pubblicazioni specializzate; la Q Magazine lo inserì tra i cinquanta album più importanti di heavy rock della storia, la Kerrang! lo collocò tra i cento da ascoltare prima di morire, e la Guitar World lo considerò uno dei cento migliori album di tutti i tempi. Il suono della chitarra di Tom Morello in questo primo lavoro si orienta maggiormente verso il metal tradizionale, a differenza delle sue successive esplorazioni che emulavano tecniche di DJ e hip hop.

Oltre al suo suono, l’album si distingue per l’attenzione alla produzione, raggiungendo standard di alta fedeltà che alcune pubblicazioni utilizzarono per testare apparecchiature audio, soprattutto con il brano "Take the Power Back". Nelle note dell’album, è specificato che non sono stati usati sample, tastiere né sintetizzatori, una dichiarazione che sarebbe stata ripetuta nei lavori successivi della band. Il gruppo si identificò anche come "Guilty Parties" in ogni pubblicazione. Il testo di "Killing in the Name" fu deliberatamente omesso dal libretto dell’album, lasciando uno spazio vuoto dove avrebbero dovuto esserci le parole.

Discografia

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