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Mi tierra 1993
Album · di Gloria Estefan ↗ Vai all'artista

Mi tierra

Quando Gloria Estefan decise di registrare Mi Tierra, stava tornando alle sue radici. Questo disco, pubblicato nel giugno 1993, è un omaggio sonoro alla sua eredità cubana, esplorando generi come il bolero, il danzón e la musica son. La registrazione ebbe luogo presso i Crescent Moon Studios di Miami, Florida, e vide la partecipazione di figure di spicco della musica latina come Tito Puente, Arturo Sandoval, Cachao López e Chamin Correa, tra gli altri. La produzione fu curata dal marito, Emilio Estefan Jr., insieme a Jorge Casas e Clay Ostwald. L'album si distingue per il suo calore e autenticità, con momenti che evocano sia la gioia che la malinconia, e dove la voce della Estefan si sente particolarmente a suo agio ed espressiva.

Anno
1993
Canzoni
12
Durata
55 min 25 seg
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Sull'album

Mi tierra, secondo DoReSol

L'impatto di Mi Tierra fu considerevole. Divenne il primo album in spagnolo a raggiungere il numero uno nella classifica Billboard Top Latin Albums, rimanendo in quella posizione per 58 settimane, un record che durò fino al 2021. A livello internazionale, superò i cinque milioni di copie vendute. Da questo lavoro emersero singoli notevoli come "Con Los Años Que Me Quedan", un bolero che in seguito ebbe una versione in inglese intitolata "If We Were Lovers", inclusa nella sua compilation Greatest Hits, Vol. 2. Un altro pezzo chiave è la canzone che dà il titolo all'album, "Mi Tierra", che cattura la passione per la sua terra natale in un arrangiamento son. Si distinguono anche "Ayer", una fusione di bolero e son che parla di desiderio, e "No Hay Mal Que Por Bien No Venga", un danzón che ricorda un amore fugace.

L'idea di Gloria Estefan di creare un album in spagnolo era presente da tempo, fin dall'inizio della sua carriera. Ricordava le canzoni cubane che sua nonna le insegnava e l'importanza della musica nella sua famiglia, dove sua nonna era una poetessa e uno zio suonava il flauto in un'orchestra di salsa. Questo progetto fu anche spinto dal suo desiderio che suo figlio, Nayib, potesse connettersi con la sua eredità cubana. L'album fu riconosciuto con un Grammy Award per Best Tropical Latin Album, consolidando il suo posto come opera significativa che trascende le barriere linguistiche, invitando tutti a connettersi attraverso il linguaggio universale della musica, come suggerisce il testo di "Hablemos El Mismo Idioma".