La storia dietro
Via con me, secondo DoReSol
Questa canzone di Paolo Conte è di quelle che si imprimono senza preavviso. Non è solo la sua melodia orecchiabile o quel pianoforte che sembra fluttuare, ma il modo in cui racconta qualcosa di quotidiano — come un viaggio in treno o un tramonto in un piccolo paese — con un’aria di mistero e nostalgia. Il brano Via con me non chiede permesso per insinuarsi nella tua testa: compare e non se ne va più. In appena tre minuti e un quarto, riesce in ciò che pochi fanno: essere al tempo stesso intima e universale, come se Conte avesse scritto quelle parole pensando a tutti e a nessuno nello stesso momento.
Venne registrata nel 1981, proprio quando il jazz italiano iniziava a mescolare il suo swing con ritmi più caldi, e uscì in un album intitolato Paris milonga. Il disco non vendette molto all’inizio, ma la canzone rimase lì, girando finché il tempo non la trasformò in un classico inaspettato. Il bello è che, pur essendo un brano italiano, finì per risuonare in film francesi, tedeschi e persino in alcune produzioni statunitensi. Da French Kiss con Meg Ryan a Deep Water con Ana de Armas al piano, sembra quasi che sia sempre stata lì, una compagna silenziosa di storie che non sono sue. Eppure, anche la televisione italiana le ha dedicato un programma: Vieni via con me, con il brano come sigla. Non male per una canzone che iniziò come un semplice viaggio immaginario.
Dall'album
Paris milonga
Paolo Conte · 1981 · Track 5
Dati