La storia dietro
Blue Haways, secondo DoReSol
La prima volta che ho ascoltato Blue Haways, sono rimasto incollato a quel piano che sembra raccontare una storia in un caffè di Parigi alle tre del mattino. Non è un brano che procede in linea retta: ha quel dondolio dello swing che si mescola ad accordi che sembrano presi da una milonga, ma con un’aria così personale che è difficile credere che non sia un ritmo inventato da lui. La melodia principale, con quell’aria di nostalgia che non arriva a essere triste, è di quelle che ti rimangono in testa per ore dopo. E il bello è che non sembra un’imitazione: è come se Conte avesse preso il jazz, la musica sudamericana e un po’ della sua stessa vita a Roma, e avesse cucinato qualcosa che solo lui poteva creare.
Questo brano è nato allo Format di Torino, lo studio che Happy Ruggiero aveva in città e dove Paolo Conte registrò due dei suoi brani più noti di quell’album. Ma Blue Haways non è stato registrato lì: è stato inciso negli studi RCA di Roma, dove il suono è diventato più pulito, più definito. L’album, Paris milonga, uscì nel maggio del 1981 e segnò un ritorno alle radici di Conte: dopo aver lavorato con Nanni Ricordi in Un gelato al limon (1979), tornò a fidarsi di Lilli Greco, il produttore dei suoi primi due dischi. Ciò che è interessante è che il disco non solo consolidò il suo stile jazzistico, ma lo fuse con ritmi sudamericani, creando qualcosa che suonava fresco anche per l’epoca. Nel 2007, la sua opera Razmataz gli valse una laurea honoris causa in Pittura da parte dell’Accademia di Catanzaro, ma questa è già un’altra storia.
Dall'album
Paris milonga
Paolo Conte · 1981 · Track 3
Dati
Crediti
Testo Paolo Conte
Musica Paolo Conte