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Dall'album
Getz / Gilberto
Stan Getz · 1964 · Track 1
Dati
La storia dietro
La prima volta che ascolti The Girl from Ipanema nella versione di Stan Getz con Astrud Gilberto, il suono ti avvolge come una brezza marina. Non è solo la melodia in bossa nova a catturarti, ma quella miscela di chitarra acustica dolce, il sassofono che scorre senza fretta e la voce di Gilberto, quasi sussurrata, come se la canzone nascesse da un momento quotidiano. Il brano non parla di grandi gesta né di amori epici: è lo sguardo di un passante che osserva una donna passare davanti a un bar di Ipanema, un istante che si ripete fino a diventare universale. Questa semplicità è la sua magia, perché fa sì che qualsiasi ascoltatore si senta parte di quella scena, come se anche lui avesse aspettato quel passo sul marciapiede.
La registrazione che tutti conosciamo non era stata pensata come un successo. Nel 1964, Antonio Carlos Jobim aveva già composto la musica al suo pianoforte in Rua Barão da Torre, e Vinicius de Moraes aveva scritto un testo iniziale troppo malinconico, che entrambi scartarono. L'ispirazione arrivò da una ragazza di diciassette anni, Heloísa Eneida Menezes Paes Pinto —oggi Helô Pinheiro—, che passava davanti al bar Veloso diretto alla spiaggia. Jobim e Moraes la videro camminare e, invece di idealizzarla, crearono qualcosa di più vicino: un osservatore che la ammira senza osare parlarle. La versione in inglese, con la voce di Astrud Gilberto, fu registrata quasi per caso durante le sessioni dell'album Getz/Gilberto, dove João Gilberto suonava la chitarra e cantava in portoghese. Getz, dal canto suo, portò il sassofono con un fraseggio che rispettava il ritmo brasiliano senza cadere nel jazz più ortodosso. Il risultato fu un disco che, nel 1965, vinse il Grammy come Registrazione dell'Anno, superando I Want to Hold Your Hand dei Beatles e Hello, Dolly! di Louis Armstrong. Ma al di là dei premi, ciò che rimane è quella sensazione che la canzone sia sempre esistita, come se fosse sempre stata lì, all'angolo di qualsiasi città.