La storia dietro
Sweet Sensation, secondo DoReSol
In Sweet Sensation, non c'è un singolo accordo che suoni come reggae convenzionale, ma il ritmo pulsa con quella cadenza dub che i britannici degli UB40 avevano già reso il loro marchio di fabbrica. La canzone avanza come un treno lento, con le tastiere di Michael Virtue che disegnano melodie che si intrecciano con il basso di Earl Falconer e la percussione di Norman Hassan, mentre la voce di Alistair Campbell —più grave di quella di suo fratello Robin Campbell— scorre senza fretta ma senza sosta. Non è un brano che ti colpisce al primo ascolto, ma che ti avvolge con strati di suono che sembrano crescere da soli, come se ogni strumento respirasse all'unisono. Il dettaglio che più sorprende quando la si suona è quel *delay* sulle chitarre, quasi impercettibile all'inizio, ma che finisce per definire l'intero groove. Non è un riff che puoi suonare a memoria in due minuti: devi lasciarlo respirare, come se il brano stesso avesse bisogno di quello spazio per non soffocare.
La registrarono a Birmingham nei primi mesi del 1983, subito dopo che il successo di Red Red Wine —il brano che li lanciò verso la celebrità— diede loro una boccata d'ossigeno economica. Howard Gray si occupò di catturare quel suono caldo e organico in studio, mentre Ray “Pablo” Falconer e gli stessi UB40 si divisero i compiti di produzione, mescolando dub con tocchi di pop affinché la canzone suonasse fresca senza perdere la sua essenza underground. Il risultato fu un album, Labour of Love, che non cercava di reinventare la ruota, ma che finì per essere la loro opera più ascoltata fuori dalle isole: raggiunse il numero uno nel Regno Unito, Nuova Zelanda e Paesi Bassi, e sebbene negli Stati Uniti ci mise un po' a decollare, per il 1988 era già salita al quattordicesimo posto della Billboard. La cosa curiosa è che Sweet Sensation non fu un singolo, ma un brano rimasto intrappolato nell'album e che, col tempo, divenne uno di quei pezzi che i fan riscoprono ogni volta che lo riascoltano. Ha una durata esatta di 3:41, né un secondo in più né uno in meno, come se qualcuno avesse calcolato il momento giusto in cui la canzone dovesse terminare per non stancare.
Dall'album
Labour of Love
UB40 · 1983 · Track 4
Dati
Crediti
Musica Renford Cogle