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Signos

di Soda Stereo · Album Signos

Signos

Durata 5:16

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Dall'album

Signos

Signos

Soda Stereo · 1986 · Track 7

Dati

Duración5:15
ÁlbumSignos
Año1986
ISRCARFSB0700905

La storia dietro

La magia di Signos inizia con un sussurro: un riff di chitarra acustica che si perde in un delay, come se il suono arrivasse da molto lontano. Non c’è distorsione né potenza elettrica all’inizio, solo quell’eco che le conferisce un’aria di mistero prima che il piano entri a portare la melodia. È l’unica canzone dei Soda Stereo che si regge così, senza bisogno di chitarre elettriche, dal primo al ultimo accordo. Questo dettaglio la rende unica: un viaggio acustico in mezzo a un disco che, all’epoca, suonava come futuro.

La registrarono nel 1986 come parte di Signos, il loro terzo album, e sebbene il gruppo avesse già successo in diversi paesi dell’Iberoamerica, questo brano li consacrò come qualcosa di diverso. Non cercavano di suonare come altri: il delay sulla chitarra, i sintetizzatori che compaiono come ombre e quel piano che sembra fluttuare sono marchi di fabbrica. Durante il tour di Ruido Blanco, la suonavano esattamente come nell’album, ma nel 1988, nel programma Mala Noche No, Cerati sostituì l’acustica con una versione elettrica senza perdere l’essenza. Più tardi, nel Gira Dynamo, la riarrangiarono con sampling ed effetti che la resero quasi irriconoscibile, ma sempre rispettando lo schema originale. Fino all’ultimo concerto della band, nel 2007, la mantennero viva con tastiere che imitano il vibrafono e una conclusione che si dissolve in rock leggero. Signos non sta mai ferma: si reinventa senza tradirsi.