La storia dietro
Prófugos, secondo DoReSol
La prima volta che Prófugos fu suonata dal vivo fu al Coliseo Amauta di Lima, in Perù, nel 1986. Non era una prova né un semplice anticipo: era l’esordio di un brano che, senza che nessuno lo sapesse ancora, sarebbe diventato uno degli inni più riconoscibili del rock in spagnolo. Il riff iniziale — quello che parte con una chitarra distorta e una batteria che segna il ritmo senza giri di parole — non ha bisogno di presentazioni. È diretto, incisivo, e fin dalla prima battuta è chiaro che non è qui per scherzi: è qui per restare. Curioso è che, sebbene il brano fosse stato registrato nell’album Signos nello stesso anno, il singolo uscì solo nel 1987. Nel frattempo, la band lo portò sui palchi di Cile e Perù, come se il pubblico avesse bisogno di abituarsi alla sua energia prima che il disco arrivasse nei negozi.
In Signos, il terzo album dei Soda Stereo, Prófugos non è solo una canzone tra le altre: è il motore che spinge l’intero disco. Registrato nel 1986 con attrezzature che oggi sembrano rudimentali, il brano suona come un rock grezzo ma con una precisione che sfida la sua epoca. Il tour che seguì — la Gira Signos (1986–1988) — lo incluse quasi in tutti gli spettacoli, tranne in un paio di tappe chiave: durante la Gira Animal (1991–1992) apparve solo nella seconda parte, e nella mini-tournée di Comfort y música para volar del 1996 fu inspiegabilmente escluso. Solo nel 2006, con Gustavo Cerati nella sua fase solista, lo riprese per il Tour Ahí Vamos, dandogli una svolta rock che sorprese più di uno. Ma fu nella Gira Me Verás Volver del 2007, quando i Soda Stereo tornarono sui palchi, che brillò davvero: lì, nell’ultimo concerto, lo suonarono insieme a Fabián Quintiero alle tastiere, e il pubblico lo accolse come se fosse sempre stato parte della scaletta. Esiste persino una versione live del 2007 in Ecuador con Daniel Sais, che non entrò nei registri ufficiali ma circola su YouTube come un tesoro per i fan.
Dall'album
Signos
Soda Stereo · 1986 · Track 3
Dati
Crediti
Musica Gustavo Cerati, Charly Alberti