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Signos

di Soda Stereo · Album Signos

No existes

Durata 4:43

Accordi in preparazione

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La storia dietro

No existes, secondo DoReSol

Il riff iniziale di No existes non sembra di chitarra: è come un battito accelerato che si conficca nella tempia. Non c’è melodia che lo accompagni, solo uno schema di note brevi e ripetute che avanza come un tic nervoso, finché la batteria irrompe con colpi secchi e la voce di Gustavo Cerati entra con un sussurro che presto si spezza. È una canzone che non chiede permesso per esistere; ti trascina in un luogo dove le parole non servono più e rimane solo l’eco di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Il ritornello, con quella ripetizione ossessiva di "no existes", funziona come un colpo di martello: ogni volta che viene urlato, sembra al contempo sollievo e condanna.

Il testo non parla d’amore né di disamore nel senso tradizionale. È un dialogo con uno specchio rotto, dove ogni verso è un colpo contro il vetro. Le immagini — la Polaroid sulla sedia, il trucco delle apparenze brillante — non sono ornamenti: sono ferite aperte. La canzone si sviluppa in due atti: prima, lo strangolamento lento di una ballata che marcisce nella sua stessa atmosfera; poi, l’esplosione in cui la batteria di Charly Alberti e il basso di Zeta Bosio si intrecciano in un ritmo che non perdona. Il basso, in particolare, smette di essere un sostegno per diventare un coltello che taglia l’aria. Registrata nel 1986 per Signos, sembra qualcosa che è stato catturato tra quattro mura ed è uscito come un grido prima che qualcuno potesse fermarlo. È durata 4:46, ma in quei minuti ci stanno secoli di rabbia repressa.

Dall'album

Signos

Signos

Soda Stereo · 1986 · Track 4

Dati

Durata4:43
CompositoreZeta Bosio / Gustavo Cerati
AlbumSignos
Anno1986
ISRCARFSB0700902

Crediti

Musica Zeta Bosio, Gustavo Cerati