La storia dietro
Ratamahatta, secondo DoReSol
Sepultura ha portato il groove metal in un luogo in cui il tribale e il pesante si mescolano senza sopraffarsi. "Ratamahatta" non è solo un brano del loro album Roots; è la canzone che segna il momento in cui la band brasiliana ha smesso di essere una riferimento underground per diventare un fenomeno che risuonava sui palchi di tutto il mondo. Il riff iniziale — una fusione di percussioni africane e distorsioni metalliche — si ripete come un battito ancestrale, ma non è un semplice loop: ha una svolta inaspettata in 7/8 che gli conferisce quell’aria di rituale senza fine. La voce di Max Cavalera suona quasi come quella di un narratore di una storia che non finisce mai di essere raccontata, mentre la batteria di David Silveria (dei Korn) e i livelli di percussioni di Carlinhos Brown trasformano ogni strofa in una cerimonia. Se hai mai suonato questa canzone, sai che la sfida non sta nei soli, ma nel mantenere quel groove costante senza perdere l’essenza che la rende unica.
La registrazione di "Ratamahatta" fu un esperimento in sé. Tra ottobre e dicembre 1995, Sepultura si rinchiuse negli Indigo Ranch di Malibu, in California, con Ross Robinson come produttore e una squadra di ingegneri che lasciò che la band registrasse senza filtri. Il risultato non fu un disco levigato, ma un’opera grezza in cui gli errori di intonazione e le regolazioni dal vivo divennero parte del suono. Andreas Kisser e Igor Cavalera lavorarono su strati di chitarra che si intrecciavano con i ritmi brasiliani, mentre Carlinhos Brown portò quell’energia caotica che definisce Roots. Il missaggio finale, curato da Andy Wallace, riuscì a far respirare ogni strumento nel suo spazio senza soffocarsi, qualcosa di raro nel metal dell’epoca. Il brano uscì come singolo nell’ottobre 1996, mesi dopo la pubblicazione dell’album, e divenne l’ultimo pezzo con Max Cavalera nella band prima della sua uscita. Oggi, la versione live del brano appare in Under a Pale Grey Sky, come promemoria che, sul palco, "Ratamahatta" rimane un viaggio senza ritorno.
Dall'album
Roots
Sepultura · 1996 · Track 4
Dati
Crediti
Testo Carlinhos Brown, Sepultura
Musica Carlinhos Brown, Sepultura