La storia dietro
Cut‐Throat, secondo DoReSol
Cut-Throat dei Sepultura è quel momento in cui il metal brasiliano si para davanti a te con un ritmo che non chiede permesso. Non è un brano che si trascina né uno che vola: è un colpo secco, un avvertimento in forma di canzone. La batteria picchia come un machete nella giungla, i riff si conficcano con precisione e la voce di Max Cavalera suona più vicina a un urlo tribale che a un lamento metal classico. Ciò che sorprende di più non è la velocità, ma come riesca a far respirare ogni nota all'interno di un tempo che sembra organico, come se il brano fosse stato intagliato nel legno invece che registrato in studio.
Il pezzo nacque nel preciso istante in cui Sepultura decise di immergersi appieno nelle radici del proprio paese. Registrato in Brasile, durante le sessioni di Roots, vide la partecipazione esperta di Carlinhos Brown, che plasmò i passaggi di percussioni di gruppo per farli sembrare un rituale. Gli ingegneri Rob Agnello, Chuck Johnson e Richard Kaplan catturarono quel caos controllato, mentre Steve Sisco e Andy Wallace gli diedero lucentezza senza perdere la sporcizia del suono. Con appena 2:45 di durata, Cut-Throat non ha bisogno di altro tempo: la sua struttura è diretta come un fendente di machete.
Dall'album
Roots
Sepultura · 1996 · Track 3
Dati
Crediti
Testo Max Cavalera
Musica Sepultura