Inizio · Canzoni · Bob Marley & The Wailers · No Woman, No Cry

Burnin’

di Bob Marley & The Wailers · Album Burnin’

No Woman, No Cry

Durata 7:03

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La storia dietro

No Woman, No Cry, secondo DoReSol

La versione più riconosciuta di No Woman, No Cry non è quella pubblicata nell’album in studio, ma quella registrata dal vivo al Lyceum Theatre di Londra un anno dopo. Quella sera del 17 luglio 1975, Bob Marley e la sua band si esibirono di fronte a un pubblico che già avvertiva il peso delle sue parole, ma fu su quel palco che la canzone divenne qualcosa di più di un semplice brano: si trasformò in un rituale. Il fumo delle sigarette, il sudore sugli strumenti e la voce roca di Marley che allungava il "no cry" nel ritornello fecero vibrare l’aria in modo diverso. Curiosamente, la versione in studio, pubblicata nel 1974 nell’album Natty Dread, utilizzava una drum machine invece di una batteria acustica, ma fu proprio quella versione live, con il suo suono grezzo e l’energia del momento, a diffondersi negli altoparlanti di mezzo mondo. Ancora oggi, quando qualcuno menziona No Woman, No Cry, quasi tutti pensano a quella registrazione del ’75, quella che anni dopo entrò nella Grammy Hall of Fame e si posizionò al 37º posto nella lista delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi secondo Rolling Stone.

Dietro questa canzone c’è un dettaglio spesso trascurato: la paternità del brano non è solo di Marley. Sebbene lui abbia composto la melodia, il pezzo fu registrato a nome di Vincent Ford, un amico che gestiva una mensa nei Government Yards di Trenchtown, il quartiere dove Marley crebbe a Kingston. I diritti d’autore che ricevette Ford aiutarono a mantenere aperto quel luogo, che per molti era più di una semplice mensa: era un rifugio. Il testo, scritto in Jamaican Patois, non offre un conforto vuoto; parla di un dolore concreto, quello di Trenchtown, dove la fame e la speranza si mescolavano a ogni angolo. Quando Marley canta *"in a government yard in Trenchtown"*, non sta citando un posto qualsiasi: sta ricordando da dove veniva e perché quella canzone contava così tanto. La versione in studio, con il suo arrangiamento minimalista e l’organo Hammond di Jean Roussel, già aveva quella essenza, ma fu dal vivo che il messaggio prese forma. Decenni dopo, artisti come i Fugees la reinterpretarono nel 1996, sostituendo *"Trenchtown"* con *"Brooklyn"* nella loro versione, ma mantenendo quella miscela di nostalgia e resistenza che ha sempre caratterizzato il brano.

Dall'album

Burnin’

Burnin’

Bob Marley & The Wailers · Track 5

Dati

Durata7:03
AlbumBurnin’