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La storia dietro
No Good, secondo DoReSol
No Good suona come un colpo secco che risuona. Non è il brano più noto di Sumo, ma ha qualcosa che lo rende difficile da dimenticare: quel basso che avanza come un treno lento ma implacabile, la voce di Luca Prodan che si spezza proprio quando dovrebbe salire, e un'atmosfera che mescola svogliatezza con urgenza. Registrato in un'epoca in cui il rock argentino cercava di rompere gli schemi, questo brano si mantiene saldo senza bisogno di urla o effetti appariscenti. La sua forza sta in ciò che non dice tanto quanto in ciò che dice: un ritmo che non si lascia affrettare e una melodia che si trascina come un sospiro tra le note.L'album Llegando los monos —da cui proviene questo brano— fu registrato nel 1986 agli Obras Sanitarias, un luogo che già sapeva di leggenda per il rock locale.
Sumo lo autoprodusse con Mario Breuer ai controlli, ma fu Walter Fresco a dargli forma come direttore artistico. Non volevano suonare come nessun altro: volevano che ogni canzone respirasse da sola, e No Good è uno di quei brani che ci riesce. Durava 4 minuti e 52 secondi, tempo sufficiente perché il basso di Ricota e la batteria di Sergio "Oveja" Dawi —nonostante non siano accreditati originalmente— finissero di costruire un paesaggio sonoro che ancora oggi suona fresco.
Dall'album
Llegando los monos
Sumo · 1986 · Track 8
Dati