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Dall'album
Llegando los monos
Sumo · 1986 · Track 2
Dati
La storia dietro
Il brano El ojo blindado dei Sumo è una di quelle canzoni in cui il suono e l’aneddoto si fondono fino a diventare inseparabili. Il pezzo si basa su Third Uncle di Brian Eno —del 1974—, ma non si limita a copiarlo: il testo e l’atmosfera gli conferiscono una svolta personale. Luca Prodan ricevette un ciondolo a forma di occhio che, secondo la sua interpretazione, funzionava come un dispositivo di controllo, come se chi lo indossava potesse sorvegliare ogni movimento. Quella immagine, tra il paranoico e il poetico, permea la canzone fino a diventarne l’essenza: un occhio che tutto vede, anche quando non lo si guarda.
Registrato nel 1986 per l’album Llegando los monos, il brano dura appena due minuti e sedici secondi, ma in quel breve spazio riesce a condensare l’essenza dei Sumo: la fusione di post-punk con tocchi di dub e reggae, il fraseggio disinvolto di Prodan e quella sensazione che la canzone possa disfarsi in qualsiasi momento. Il disco fu autoprodotto dalla band, con Mario Breuer al mixer e Walter Fresco come direttore artistico. Sebbene Los viejos vinagres sia stato il singolo più diffuso —con anche un video girato negli Obras Sanitarias—, El ojo blindado ruba la scena per la sua particolarità: è breve, diretta e, al contempo, misteriosa. Non è il brano che passa più spesso alla radio, ma è quello che meglio riflette l’ossessione di Prodan per l’occulto e il simbolico.