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La storia dietro
Matchbox, secondo DoReSol
La prima volta che Matchbox risuona, non c'è piano né chitarra: rimane solo sospesa nell'aria l'idea di un oggetto quotidiano trasformato in metafora di ciò che non trova spazio. Il testo di Matchbox non parla di scatole di fiammiferi per caso; è un espediente già apparso nel blues degli anni Venti, ma qui viene privato di ogni drammaticità per diventare un lamento spoglio, quasi giocoso. Carl Perkins la registrò nel dicembre del 1956 a Memphis, ma fu Jerry Lee Lewis, seduto al piano negli studi Sun Records, a darle la forma definitiva. Lewis non si limitò a suonare gli accordi: strappò un riff di boogie-woogie che si avvolge come una spirale intorno alla voce di Perkins, donando alla canzone quella spinta che la fa passare dal rockabilly a qualcosa di più selvaggio e libero. La registrazione durò quanto durò l'entusiasmo di quel giorno: due minuti e dieci secondi, tempo sufficiente perché il suono delle corde della chitarra e il martellare dei tasti rimanessero impressi in un'unica take, senza ritocchi. Non serviva altro.
La storia di Matchbox inizia molto prima del 1956. Nel 1927, Blind Lemon Jefferson aveva già usato l'immagine della scatola di fiammiferi nel suo Match Box Blues, sebbene con un tono più amaro. Decenni dopo, il padre di Perkins ricordò vagamente alcuni versi di quelle vecchie registrazioni e li menzionò al figlio, che improvvisò il testo al momento. La cosa curiosa è che Perkins giurò di non conoscere la versione di Jefferson, eppure entrambe le canzoni condividono quel dettaglio minimo che le lega: l'immagine di quanto fragile possa essere un oggetto per custodire l'essenziale. Ma mentre Jefferson cantava di una donna che lo aveva lasciato senza nulla, Perkins trasformò la storia in quella di un tipo che non ha nemmeno un biglietto del treno, eppure va avanti. Il singolo venne pubblicato nel 1957 come lato B di Your True Love, ma fu la versione di Jerry Lee Lewis a finire nel suo album di debutto del 1958, dove il piano suona più alto, più insistente, come se ogni nota fosse un colpo sullo strumento. Quella registrazione, inoltre, finì per essere parte di un altro momento chiave: lo stesso giorno in cui Perkins, Elvis Presley, Johnny Cash e Lewis si riunirono in studio, nacque il Million Dollar Quartet. Non era solo una sessione; era il rock & roll allo stato puro, senza filtri.
Dall'album
Jerry Lee Lewis
Jerry Lee Lewis · 1958 · Track 11
Dati