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La storia dietro
Put Me Down, secondo DoReSol
In Put Me Down Jerry Lee Lewis non molla il piano neppure per un secondo. Il brano avanza a un ritmo che sembra accelerare da solo, con il piano che martella accordi brevi e la voce dell’artista che taglia l’aria come un coltello. Non c’è spazio per respiri lunghi: il pezzo si conclude in due minuti e nove secondi, ma in quel tempo contiene più colpi di scena di quanti molti brani rock ne riescano a inserire nel doppio. Ciò che sorprende di più è come il piano non si limiti ad accompagnare, ma guidi la canzone, spingendo ogni verso con un’urgenza che non lascia spazio a dubbi. È come se Lewis avesse registrato la take nello stesso istante in cui l’idea gli attraversava la mente, senza filtri né aggiustamenti.
Il brano apparve nel 1958 nel primo album di Lewis per la Sun Records, un disco che catturava il suono grezzo delle sue prime sessioni a Hollywood. Non fu un lancio pensato per rifinire i dettagli, ma per preservare quell’energia selvaggia che già l’aveva portato all’attenzione nazionale un anno prima con Whole Lotta Shakin' Goin' On. Il produttore Jack Clement e Sam Phillips lasciarono che Lewis prendesse il controllo, senza provare a domare il suo stile. Il risultato è un brano che non chiede permesso: pretende di essere ascoltato e, una volta iniziato, non c’è modo di ignorarlo.
Dall'album
Jerry Lee Lewis
Jerry Lee Lewis · 1958 · Track 3
Dati