Inizio · Canzoni · Banco del Mutuo Soccorso · La città sottile
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Dall'album
Io sono nato libero
Banco del Mutuo Soccorso · 1973 · Track 3
Dati
La storia dietro
Questa canzone non è un viaggio tranquillo, ma una passeggiata notturna attraverso una città che si dissolve nelle ombre. Il basso traccia una linea melodica che sembra fluttuare sopra il tempo, mentre le tastiere disegnano paesaggi che si espandono e contraggono come se respirassero. C’è qualcosa nella sua struttura che non si adatta del tutto a ciò che ci si aspetta dal prog italiano: non è solo virtuosismo fine a se stesso, ma una narrazione che avanza con passi calcolati ma instabili, come se ogni nota fosse un sospiro nel mezzo del silenzio. Il titolo, La città sottile, suggerisce qualcosa di fragile, quasi effimero, e la musica lo conferma: non c’è solidità qui, solo strati di suono che si sovrappongono come stratificazioni di una città abbandonata.
Registrata nel 1973, questo brano fa parte di Io sono nato libero, un album che non cercava di suonare come gli altri. Il gruppo, Banco del Mutuo Soccorso, portava avanti da anni l’esplorazione di suoni che mescolavano il classico con l’esperimentale, ma qui fecero un passo avanti: i testi, scritti da Francesco Di Giacomo e Vittorio Nocenzi, parlano di qualcosa che non viene nominato direttamente, come se la città del titolo fosse uno specchio di ciò che l’ascoltatore sente senza riuscire a definire. La durata, poco più di sette minuti, non è casuale: ogni sezione si sviluppa con una pazienza che sfida l’impazienza moderna. Nel 2015, la rivista Rolling Stone l’ha inclusa tra i 50 migliori album di prog di tutti i tempi, ma all’epoca non era quello il loro obiettivo. Volevano semplicemente che la musica suonasse come ciò che erano: un gruppo di Roma che suonava per sé stesso, senza concessioni.