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La storia dietro
Isn’t This a Lovely Day, secondo DoReSol
Isn’t This a Lovely Day è una di quelle canzoni che si ascoltano e rimangono impresse nell’aria. Non è solo la voce di Ella Fitzgerald che scivola tra le note con una precisione che sembra impossibile, né l’accompagnamento del Oscar Peterson Quartet che fluisce come se non ci fosse fretta. È quella conversazione tra due giganti del jazz, dove ogni pausa e ogni respiro suonano complici. Fitzgerald e Louis Armstrong non cantano insieme come due solisti in competizione: si alternano, si sfidano, si completano. Armstrong, con il suo tono rauco e caldo, ed Ella, con quella chiarezza che sfida qualsiasi registro, fanno sì che il brano sembri meno un’interpretazione e più un dialogo intimo tra vecchi amici.
La registrazione di Isn’t This a Lovely Day uscì nell’ottobre del 1956, all’interno dell’album Ella and Louis, il primo di tre pubblicati dalla casa discografica Verve Records con questa coppia. Norman Granz, l’uomo dietro Verve, aveva riunito undici ballate perché entrambi gli artisti le portassero in studio. Non cercavano un successo commerciale casuale, ma brani che potessero respirare con calma, senza fretta. Il 16 agosto di quell’anno, nei appena inaugurati Capitol Studios di Hollywood, Armstrong ebbe l’ultima parola su quali brani registrare e in quali tonalità. Il risultato non fu un disco come un altro: fu un incontro in cui il jazz divenne domestico, elegante, senza però perdere la sua essenza. La versione di Isn’t This a Lovely Day dura 6:17, tempo sufficiente perché il brano si sviluppi con una naturalezza che inganna. Non ci sono artifici, solo due voci che si riconoscono e un pianoforte che le accompagna come se ci fosse sempre stato.
Dall'album
Ella and Louis
Ella Fitzgerald · 1956 · Track 2
Dati
Crediti
Testo Irving Berlin
Musica Irving Berlin