La storia dietro
Questa versione di Isn’t It a Pity, della durata di sette minuti e dieci secondi, si sente come un pezzo centrale all'interno dell'ambizioso progetto All Things Must Pass. È una di quelle composizioni che George Harrison aveva conservato, e che non trovarono spazio nei lavori dei Beatles prima della loro separazione nell'April del 1970. Registrata con l'aiuto del Produttore Phil Spector, la canzone mostra una profondità e una scala che la distinguono, riflettendo l'evoluzione di Harrison come artista individuale.
L'album All Things Must Pass, pubblicato nel November del 1970, fu il primo grande lavoro di George Harrison dopo lo scioglimento dei Beatles. In esso, si percepisce l'influenza delle sue precedenti collaborazioni con musicisti come Bob Dylan, The Band, Delaney & Bonnie and Friends e Billy Preston tra il 1968 e il 1970. Questo contesto di crescita personale e musicale diventa evidente in brani come Isn’t It a Pity, che, insieme alla canzone che dà il titolo al disco, rappresentano idee che Harrison stava sviluppando. Il suono della chitarra slide, che sarebbe diventato un marchio di fabbrica, e i temi spirituali, iniziano anch'essi a delinearsi chiaramente in questo lavoro.