La storia dietro
Homem primata, secondo DoReSol
Questa canzone inizia con un riff che sembra uscito da un documentario preistorico: le voci di Marcelo Fromer e Ciro Pessoa —allora parte degli Os Titãs do Iê-Iê— lo abbozzarono come uno ska dal ritmo dei The Specials, ma ciò che iniziò come una bozza all'Copacabana Sol Hotel finì per diventare un inno rock in cui l'inglese e il portoghese si mescolano come un grido di evoluzione. Il ritornello, con i suoi riferimenti a "Monkey Man" e "Concrete Jungle" che affiorano tra i versi, non è casuale: sono citazioni dirette di Toots & the Maytals e Bob Marley, ma il colpo di scena sta nel modo in cui la band li utilizza per parlare di noi, gli esseri umani, dall'interno di una gabbia sonora.
La registrazione al Nas Nuvens (Rio, marzo-aprile 1986) fu il laboratorio in cui questo caos controllato prese forma. Liminha, appena arrivato come produttore, spinse i Titãs ad abbandonare il suono pulito di Televisão e abbracciare qualcosa di più sporco, più urgente. Il brano esisteva già in bozza, ma fu in quelle sessioni che Sérgio Britto e Nando Reis lo ampliarono fino a trasformarlo nel terzo singolo di Cabeça Dinossauro, un disco che, ironicamente, quasi portava il suo nome: il titolo originale dell'album era Dinossauro, ma lo cambiarono per evitare che suonasse troppo ovvio. Il video, diretto da Boninho, rafforza l'idea: la band dipinge un camion degli anni '50 con simboli anarchici, suona sopra di esso nel mezzo di São Paulo e alterna immagini di uomini delle caverne con inquadrature di loro in gabbia, come se il progresso e l'animalità fossero due facce della stessa medaglia. Durata esatta: 3 minuti e 30 secondi.
Dall'album
Cabeça Dinossauro
Titãs · 1986 · Track 11
Dati