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Dall'album
Doolittle
Pixies · 1989 · Track 13
Dati
La storia dietro
Pixies l'hanno costruita in un modo che sembra semplice, ma ecco il trucco: Hey suona come un brano soul lento, con quei tre accordi che si ripetono in una melodia che ti aggancia senza sforzo. Non è il tipico pezzo di Doolittle, quell'album in cui hanno mischiato il grezzo con il poetico, ma qualcosa che Black Francis ha definito come la loro unica canzone di R&B. Non l'hanno cercata, dice, ma è venuta fuori così: un slow-jam che trascina con quella voce roca e testi che sembrano storie ascoltate tra pettegolezzi, come echi di ciò che i loro genitori hanno vissuto da giovani. Non è una confessione diretta, ma un racconto costruito con frammenti di leggende antiche, qualcosa che la band era solita fare.
L'hanno registrata nel 1989 con Gil Norton alla regia, l'ingegnere che ha dato loro quel suono più levigato rispetto ai primi dischi. Il missaggio è stato curato da Steve Haigler, e il brano dura poco più di tre minuti, ma quei secondi bastano perché il basso di Kim Deal e la batteria di Dave Lovering imprimano un groove che non si dimentica. Non è stato un singolo promozionale di Doolittle, eppure è diventata una di quelle canzoni che la gente fischietta senza sapere bene perché. Negli Stati Uniti ha raggiunto le posizioni medie della Modern Rock Tracks, e sebbene non abbia sfondato in patria, in Europa —soprattutto nel Regno Unito— la band aveva già il suo pubblico fedele. Eppure, con un album che nessuno si aspettava suonasse così: pulito all'esterno, ma pieno di immagini che vanno dal biblico al violento, come se il surrealismo e il punk si fossero stretti la mano.