La storia dietro
God Save the Queen, secondo DoReSol
La versione di God Save the Queen che Queen ha incluso in A Night at the Opera è una reinterpretazione dell'inno nazionale britannico, arrangiata da Brian May. Questo brano, della durata di appena 1:15, divenne un elemento ricorrente per concludere i loro concerti. Dalla tournée Sheer Heart Attack Tour del 1974 fino all'ultima, la Magic Tour del 1986, la band era solita salutare il pubblico con questa melodia. La registrazione, con la partecipazione di Kris Fredriksson e Mike Stone come ingegneri del suono, e Roy Thomas Baker, Brian May e Roger Taylor alla produzione, mostra la capacità di May di creare strati di chitarra, una tecnica che sviluppò per imitare il suono di un violino, arrivando a utilizzare fino a trenta tracce in alcune registrazioni. Per questo, spesso impiegava un piccolo amplificatore noto come 'Deacy Amp', creato originariamente da John Deacon.
Questa versione dell'inno ha un background interessante. L'inno stesso, la cui paternità originale è sconosciuta e attribuita a John Bull, è un simbolo di identità in diversi paesi del Commonwealth, come Nuova Zelanda, Isola di Man, Australia e Canada. La melodia ha ispirato altri inni cerimoniali e patriottici, tra cui quelli di Liechtenstein e Norvegia, ed è stata storicamente utilizzata anche per l'Impero Prussiano e l'Imperatore tedesco. Brian May registrò il suo arrangiamento nel 1974, ispirandosi in parte all'interpretazione di Jimi Hendrix di 'The Star-Spangled Banner'. In seguito, nel 2002, May eseguì l'inno dal vivo sul tetto del Palazzo di Buckingham per celebrare il Giubileo d'Oro della regina Isabella II. L'album in cui è incluso, A Night at the Opera, pubblicato nel 1975, fu uno dei più costosi della sua epoca e conteneva altri brani celebri come Bohemian Rhapsody e You're My Best Friend.
Dall'album
A Night at the Opera
Queen
Dati
Crediti
Musica [unknown]