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La storia dietro
Get Ready, secondo DoReSol
Il brano Get Ready dei Sublime suona come un grido soffocato tra lo ska e il punk, ma con un ritmo che si intreccia con il reggae e l’hip hop. Il pezzo parte con un basso che sembra fuggire da un concerto improvvisato in un garage, e la batteria colpisce come se qualcuno stesse contando i secondi prima di lanciarsi in strada. C’è qualcosa in quella miscela di tempi accelerati e pause inaspettate che impedisce al corpo di stare fermo: è come se la canzone fosse stata scritta per essere suonata dal vivo, con l’energia di una notte che non vuole finire.
Lo registrarono ad Austin, Texas, in sessioni che durarono tre mesi, tra prove caotiche e feste che si prolungavano fino all’alba. L’ingegnere Stuart Sullivan e il produttore Paul Leary —che si occupò anche del mixaggio— lasciarono che il suono respirasse senza eliminare gli errori, come se ogni nota fosse un momento catturato al volo. Bradley Nowell, il cantante, combatteva già la sua dipendenza quando entrarono in studio, e sebbene l’album rifletta quella tensione, c’è anche spazio per testi che parlano d’amore, caos e strade piene di vita. Get Ready dura 4:51, ma in quei minuti ci sono più idee di quante non ce ne siano in molte canzoni di tre minuti: un riff che si ripete come un battito, voci che si sovrappongono e un basso che non molla l’ascoltatore.
Dall'album
Sublime
Sublime · 1996 · Track 14
Dati