Inizio · Canzoni · Return to Forever · Duel of the Jester and the Tyrant, Parts I & II
Dall'album
Romantic Warrior
Return to Forever · 1976 · Track 6
Dati
La storia dietro
Questo brano di poco più di undici minuti non è solo un pezzo lungo: è un duello sonoro in cui due personaggi si sfidano sullo stesso palco. Duel of the Jester and the Tyrant alterna tra ironia giocosa e intensità autoritaria, come se il piano di Chick Corea e la chitarra di Al Di Meola stessero improvvisando una battaglia medievale con strumenti elettrici. Il contrasto non è casuale: Corea ha sempre cercato di far sì che la musica raccontasse storie, e qui quell’idea diventa letterale. La sezione iniziale, con i suoi arpeggi cristallini, sembra una battuta musicale che si scompone, mentre il secondo movimento — più denso, con cambi di metro che costringono i musicisti a restare all’erta — pare la risposta di un governante inflessibile. Il curioso è che, nonostante il titolo epico, il brano non ha testo: tutto il dramma si sviluppa negli strumenti, come se il jester e il tyrant si stessero comunicando in una lingua senza parole.
Fu registrato nel febbraio 1976 al Caribou Ranch, uno studio nascosto tra le montagne di Nederland, Colorado, dove il freddo della montagna e l’eco delle valli probabilmente contribuirono a creare quel suono pulito ma stratificato. Fu il primo disco dei Return to Forever per la Columbia Records, dopo quattro album pubblicati per la Polydor, e curiosamente decisero di rimuovere il credito “featuring Chick Corea” dalla copertina — come se il gruppo, ormai consolidato, preferisse che l’attenzione fosse sul lavoro collettivo. L’intero album, Romantic Warrior, vendette abbastanza da essere certificato Gold negli Stati Uniti, ma questo brano in particolare spicca per come bilancia tecnica e narrazione: Corea e la sua formazione (Stanley Clarke al basso, Lenny White alla batteria e Di Meola alla chitarra) sfruttarono la registrazione per esplorare un territorio a metà tra il jazz rock e quello che poi sarebbe stato definito prog rock medievale, qualcosa che già stavano abbozzando dal 1973 con Hymn of the Seventh Galaxy. Il risultato è un’opera che sembra una battaglia campale, ma anche una partita a scacchi in cui ogni mossa conta.