La storia dietro
Blue 7, secondo DoReSol
Blue 7 suona come un viaggio senza fretta ma senza sosta. Il sax di Sonny Rollins disegna linee lunghe, quasi conversazionali, che si intrecciano con gli accordi del piano e il ritmo solido del basso. Non è un brano che si affretta: ogni nota sembra respirare, come se il musicista stesse sperimentando strade in tempo reale. La registrazione in mono gli conferisce un’aria grezza, quasi domestica, come se lo studio di Rudy Van Gelder a Hackensack avesse catturato qualcosa di più del suono: un istante in cui la musica si crea senza filtri.La sessione del 22 giugno 1956 fu tesa all’esterno e liberatoria all’interno.
Rollins guidava un quartetto con Tommy Flanagan al piano, Doug Watkins al basso e Max Roach alla batteria, e appena quattro giorni dopo quella registrazione, Roach perse due compagni fondamentali in un incidente: Clifford Brown e Richie Powell. Blue 7 rimase come un’eco di quell’epoca, un brano in cui il sax sembra dialogare con qualcosa di più grande della musica stessa. Durò undici minuti e un quarto, tempo sufficiente perché il tema si sviluppi senza fretta, come se ogni battuta fosse una domanda e ogni risposta, una nuova svolta.
Dall'album
Saxophone Colossus
Sonny Rollins · 1957 · Track 5
Dati
Crediti
Musica Sonny Rollins