La storia dietro
Bitches Brew, secondo DoReSol
In Bitches Brew il trombettista Miles porta il jazz in un territorio in cui i ritmi si sfumano e le melodie fluttuano tra l’elettrico e l’organico. Registrata in tre giorni di agosto 1969 presso lo Studio B di New York, la composizione non segue il metro tradizionale: i musicisti improvvisano su strutture che si allungano e si contraggono, mescolando il groove del rock con la libertà del jazz modale. Il risultato è un brano di 27 minuti che sembra quasi che il tempo stesso sia diventato flessibile, dove ogni strumento — dal clarinetto basso di Bennie Maupin alle congas di Don Alias — ha spazio per respirare senza adattarsi a uno schema fisso.Ciò che rende speciale questa registrazione non è solo la sua durata, ma il modo in cui Miles e il suo ensemble — tra cui Wayne Shorter al sassofono soprano e Chick Corea al pianoforte elettrico — hanno lasciato fluire le idee senza editing in fase di registrazione.
Il produttore Teo Macero ha poi composto il puzzle in studio, unendo take sparsi fino a creare quella sensazione di caos controllato che definisce l’album. Quando uscì nel marzo 1970, non fu un successo immediato, ma negli anni divenne un punto di svolta: dimostrò che il jazz poteva essere elettrico, rumoroso e al tempo stesso profondamente melodico.
Dall'album
Bitches Brew
Miles Davis · 1970 · Track 2
Dati
Crediti
Musica Miles Davis