Inizio · Canzoni · Billie Holiday · Baby, Won’t You Please Come Home

Lady in Satin

di Billie Holiday · Album Lady in Satin

Baby, Won’t You Please Come Home

Durata 3:03

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Dall'album

Lady in Satin

Lady in Satin

Billie Holiday · 1958 · Track 12

Dati

Duración3:04
ÁlbumLady in Satin
Año1958
ISRCUSF095925610

La storia dietro

Questa canzone è di quelle che si piantano nel petto senza preavviso. Baby, Won’t You Please Come Home non è un brano che attira l’attenzione per il ritmo o per qualche assolo spettacolare, ma per il modo in cui Billie Holiday lo canta: con una voce che suona stanca ma ferma, come se ogni parola uscisse dopo un lungo viaggio. Il testo non chiede nulla di complicato: solo che qualcuno torni, che non si allontani per sempre. Ma ecco il dettaglio: quella semplicità è ingannevole. Quando Billie la interpreta, la richiesta diventa intima, quasi come se stesse parlando ad alta voce con se stessa. Non c’è un dramma esagerato, solo un’onestà che ti lascia senza fiato.

Fu registrata nel 1958, negli studi della Columbia Records, come parte di un album che sarebbe stato il penultimo della sua carriera: Lady in Satin. A quel punto, Billie aveva già alle spalle decenni di jazz, ma questo disco fu diverso. Non era il suono fresco dei suoi primi anni con Teddy Wilson o le formazioni di Norman Granz, ma qualcosa di più oscuro, più vicino a ciò che lei stessa stava vivendo. L’ingegnere del suono Fred Plaut e il produttore Irving Townsend lasciarono che la sua voce si espandesse senza ritocchi, come se il microfono fosse proprio lì dove lei si trovava, senza filtri. Durò poco più di tre minuti, ma in quel breve spazio ci sono più emozioni di quante ne contengano molte canzoni tre volte più lunghe.