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Lady in Satin 1958
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Lady in Satin

Registrato in tre giorni di febbraio del 1958 presso gli studi Columbia 30th Street di New York, Lady in Satin arrivò nel momento in cui Billie Holiday tornava a un’etichetta che non frequentava da sedici anni. Il disco nacque da un’idea chiara: lei voleva un suono che la avvolgesse, qualcosa di "delicato", come ripeté più volte al produttore Irving Townsend. Per questo, scelse Ray Ellis, un arrangiatore che aveva ascoltato le sue registrazioni degli anni Trenta e Quaranta, e che le propose un accompagnamento d’orchestra d’archi — qualcosa che Holiday aveva già sperimentato durante la sua fase con la Decca, ma che in questo caso cercava di emulare lo stile contemporaneo di Frank Sinatra o Ella Fitzgerald nei loro album di canzoni classiche. Il budget non fu un problema: la Columbia le diede carta bianca, e i musicisti della sessione vennero pagati 60 dollari per ognuna delle tre take.

Anno
1958
Canzoni
11
Durata
81 min 53 seg
Ascolta l'album

24 canzoni

Lista delle canzoni

# Titolo Disponibile
01

I’m a Fool to Want You

3:27
01

All of You

2:33
02

For Heaven’s Sake

3:29
02

Sometimes I’m Happy

2:50
03

You Took Advantage of Me

3:12
03

You Don’t Know What Love Is

3:51
04

When It’s Sleepy Time Down South

4:08
04

I Get Along Without You Very Well

3:02
05

For All We Know

2:56
05

There’ll Be Some Changes Made

2:56
06

Violets for Your Furs

3:27
06

’Deed I Do

2:18
07

You’ve Changed

3:20
07

Don’t Worry ’bout Me

3:12
08

It’s Easy to Remember

4:04
08

All the Way

3:26
09

But Beautiful

4:32
09

Just One More Chance

3:47
10

Glad to Be Unhappy

4:10
10

It’s Not for Me to Say

2:29
11

I’ll Be Around

3:25
11

I’ll Never Smile Again

in arrivo

3:27
12

The End of a Love Affair

4:49
12

Baby, Won’t You Please Come Home

3:03

Sull'album

Lady in Satin, secondo DoReSol

Il risultato include versioni di standard come I’m a Fool to Want You, You Don’t Know What Love Is e You’ve Changed, dove la voce di Holiday — già indebolita da anni di abusi e dipendenze — si dispiega su arrangiamenti che, secondo alcuni, rasentano il melenso. Lei stessa lo considerava il suo disco preferito, e su Last.fm c’è chi ne sottolinea l’intensità emotiva, mentre altri fanno notare che il tono fragile della sua gola nel 1958 può risultare difficile da ascoltare. Sta di fatto che, tra i 24 brani della tracklist, queste canzoni sono diventate punti di riferimento: For All We Know, ad esempio, fu il brano che la convinse a lavorare con Ellis dopo aver ascoltato la sua versione per Sinatra, e Glad to Be Unhappy riflette quella miscela di ironia e malinconia che l’ha sempre caratterizzata.

Pubblicato nel maggio del 1958, l’album arrivò sul mercato mentre Holiday aveva già registrato dodici dischi per la Clef Records — l’etichetta di Norman Granz — e il suo contratto con loro era scaduto. Lady in Satin fu la sua penultima opera in vita (l’ultima, Last Recording, venne pubblicata postuma nel 1959), e sebbene oggi sia parte della Grammy Hall of Fame, la sua ricezione fu — e rimane — controversa. Gli arrangiamenti di Ellis, con le sue dense corde e un’aria simile al Muzak*, dividono: per alcuni, valorizzano la fragilità della sua voce; per altri, la soffocano. Ma qui sta la contraddizione: in un anno in cui il jazz esplorava già altre strade, Holiday scelse questo suono come il suo commiato sonoro.

Discografia

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