Inizio · Canzoni · Billie Holiday · All the Way
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Dall'album
Lady in Satin
Billie Holiday · 1958 · Track 8
Dati
La storia dietro
Questa canzone pulsa al ritmo di un addio che non si dice con le parole. All the Way suona come un sussurro che si prolunga nell’aria, come se Billie Holiday sapesse che ogni nota era l’ultima volta che ci avrebbe provato. Registrata nel 1958, quando il jazz non era più il centro della sua vita ma lei continuava a dominare la sua voce, questo brano di Lady in Satin —il suo penultimo album in vita— ha qualcosa di una confessione registrata a mezza luce. Non è una semplice ballata: l’arrangiamento di Ray Ellis la avvolge in corde dense e un tempo che strascina, come se il tempo stesso si rifiutasse di avanzare. La produzione di Irving Townsend e l’ingegneria di Fred Plaut le donano una lucentezza opaca, come se il disco fosse stato registrato in uno studio in prestito dove l’eco dei corridoi si insinuava tra le take. Durava tre minuti e venticinque secondi, ma in quel breve lasso di tempo si racchiude tutta la malinconia di chi non ha più nulla da perdere.
Billie Holiday nacque a Filadelfia nel 1915 e morì a New York nel 1959, ma già nel 1958 aveva alle spalle decenni di alti e bassi: dai bordelli di Baltimora ai palcoscenici di Harlem, passando per la fama e la dipendenza. Negli anni ’50, la sua carriera era legata a Norman Granz e alla sua etichetta Clef Records, che nel 1956 sarebbe diventata Verve Records. Granz l’aveva riunita con vecchi compagni degli anni ’30, come Teddy Wilson, ma All the Way non suona come una reunion nostalgica: suona come qualcuno che non ha più bisogno di dimostrare nulla. L’album Lady in Satin uscì nel 1958 per Columbia Records, e sebbene all’epoca non fosse un successo di massa, oggi viene ascoltato come un documento di ciò che rimane quando la voce si spezza ma l’emozione no. La sua ultima registrazione, realizzata nel marzo 1959, arrivò dopo la sua morte, come un’eco che nessuno poté fermare.