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La storia dietro
 pittima, secondo DoReSol
 pittima non è una canzone come le altre in Crêuza de mä, il disco che Fabrizio De André registrò in genovese. Sembra un lamento che si trascina tra il Medioevo e il presente, come se il tempo si fosse fermato nei porti di Genova, dove le parole si mescolano in un brodo di culture antiche. Non è solo il testo a catturare, ma quell’aria di ballata marinaresca che De André e Mauro Pagani ottennero con strumenti che sembrano usciti da un mercato medievale di Milano: liuto, fisarmonica e percussioni che battono come onde. La voce di De André, roca e profonda, si avvolge nelle sillabe del dialetto, facendo sì che ogni parola suoni come una storia sussurrata all’orecchio di chi non vuole dimenticare.
La canzone nacque nel 1984, quando De André portava già da decenni esplorando le voci di chi nessuno ascoltava. Crêuza de mä fu il suo primo disco interamente in genovese, un rischio che ripagò ampiamente: non solo per la musicalità, ma perché la lingua divenne un personaggio a tutti gli effetti della canzone. La Dischi Ricordi la pubblicò senza grandi aspettative commerciali, ma il pubblico e la critica la accolsero come una rivelazione. Con i suoi 3:44 di durata, Â pittima non cerca di impressionare con virtuosismi, ma di trascinarti in un mondo dove le parole hanno il peso di monete antiche e il ritmo ti fa camminare per vicoli dove l’eco dei mercanti di secoli passati risuona ancora.
Dall'album
Crêuza de mä
Fabrizio De André · 1984 · Track 5
Dati
Crediti
Testo Fabrizio De André, Mauro Pagani
Musica Fabrizio De André, Mauro Pagani