La storia dietro
24 horas, secondo DoReSol
Café Tacvba ha infilato in 24 horas un ritmo che non sembra durare solo due minuti. Sembra che il tempo si sia allungato senza preavviso: un loop di batteria che non si adatta a quattro battute, né a cinque, e una chitarra che ripete uno schema breve finché il corpo lo percepisce prima della mente. È uno di quei brani che non chiedono permesso per restare in testa, come se il cervello preferisse dimenticare il resto dell’album piuttosto che lasciar andare questo frammento.Lo hanno registrato a Cuernavaca, Morelos, in una casa che non era uno studio, con attrezzature non all’avanguardia, ma che hanno lasciato un suono grezzo in cui ogni strumento sembra essere nella stessa stanza.
Rubén Albarrán, accreditato come Cosme, ha portato la voce in un registro che oscilla tra un sussurro e un grido contenuto, come se il testo gli fosse sfuggito prima di finirlo. Gustavo Santaolalla e i Café Tacvba stessi si sono divisi la produzione, e il risultato è un disco che non suona come una prova né come una produzione sovraccarica, ma come qualcosa nato da un errore e diventato necessario. 24 horas non è il brano più lungo dell’album Re, ma in quei cento diciannove secondi ci stanno più idee che in molte canzoni di cinque minuti.
Dall'album
Re
Café Tacvba · 1994 · Track 6
Dati
Crediti
Testo Joselo Rangel
Musica Rubén Albarrán, Enrique Rangel Arroyo, Joselo Rangel, Emmanuel del Real