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La storia dietro
El ciclón, secondo DoReSol
Quando Café Tacvba si mise a registrare Re nel 1994, non cercavano solo di realizzare un disco, ma di esplorare un universo sonoro. In El ciclón, il terzo brano dell’album, questa esplorazione si manifesta con un’energia contagiosa. Ascoltarla è come salire sulle montagne russe degli stili: parte con un Funk Rock ben marcato, scivola verso l’Art Pop che definisce gran parte del disco, e all’improvviso ti immerge in una Neo-Psichedelia con un tocco di rap. È una combinazione che la rende vibrante e facile da ricordare.
Il testo di El ciclón, lungi dall’essere una semplice narrazione, si addentra nell’idea del ciclo vitale. Pensa a come le piante trasformano l’anidride carbonica nell’ossigeno di cui abbiamo bisogno, e a come noi, respirando, restituiamo quell’anidride carbonica. È una metafora di come tutto ritorni, indipendentemente dalla forma che assume. Dopo questa parte, la canzone diventa più riflessiva, mettendo in dubbio le convinzioni e l’equilibrio del mondo, citando la scarsità di risorse e lo squilibrio generale. La registrazione di questo disco, che ha visto la partecipazione di musicisti come Luis Conte e Alejandro Flores, è stata realizzata a Cuernavaca, Morelos, sotto la produzione della stessa band e di Gustavo Santaolalla. Per questo lavoro, Rubén Albarrán, il cantante, ha adottato il nome di Cosme.
Dall'album
Re
Café Tacvba · 1994 · Track 3
Dati