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La memoria de los peces · 1998
1 album · 1998
Discografia completa
Dati, premi, membri e altro
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Biografia
Con La memoria de los peces (1998) fece un passo avanti. Qui non cantava più solo d’amore o d’incertezza, ma di ciò che accadeva a sud della mappa. «Vine del norte» parlava delle ONG in Cile che chiedevano giustizia per i crimini della dittatura, e «A las madres de Mayo» diventava un omaggio a quelle donne che, per decenni, non smisero di cercare i loro desaparecidos. Non erano canzoni di protesta nel senso convenzionale: erano testimonianze con melodie che rimanevano appiccicate, come se il dolore potesse essere cantato senza cadere nel grandioso. Il disco tornò a vendere platino, ma la cosa più interessante fu come Serrano riuscì a rendere il politico e l’intimo la stessa cosa.
Poi arrivò la svolta: Los paraísos desiertos (2000) arrivò con il jazz nelle vene. Non fu un cambiamento radicale, ma un’evoluzione naturale. Il disco include «Km. 0», una canzone che finì nella colonna sonora di un film e gli valse una nomination ai Premi Goya. Ma ciò che è curioso non è il premio, bensì come quel brano — e l’intero album — dimostrasse che Serrano poteva muoversi tra generi senza perdere la sua essenza. Nel frattempo, continuava a collaborare in progetti solidali: da Son de niños a Encuentros en La Habana, dove condivise il palco con nomi come Joan Manuel Serrat o Pablo Milanés. Non erano collaborazioni di moda, ma di convinzione: la musica come ponte.
Nel 2002 arrivò La traición de Wendy, un disco in cui la bossa nova, il blues e il jazz si davano la mano. Brani come «Fue terrible aquel año» suonavano maturi, ma senza perdere la capacità di connettere con il pubblico. L’album raggiunse il primo posto nei negozi di Madrid e aprì le porte in Sud America: Messico, Cile, Argentina, Uruguay… Il tour che seguì fu lungo, ma non solo per il successo commerciale. Serrano portava con sé qualcos’altro: l’idea che la musica potesse essere un atto di resistenza, anche in tempi di guerra. Di fatto, tra il 2001 e il 2003, mentre gli attentati dell’11 settembre e l’invasione dell’Iraq scuotevano il mondo, compose «Aquella tarde» e «Zona cero». Questi brani — poi inclusi in Principio de incertidumbre (2003) — non erano volantini, ma non rimanevano neanche nell’astratto. Erano il riflesso di un artista che continuava a guardarsi intorno, anche quando il rumore era assordante.
Principio de incertidumbre fu un disco dal vivo registrato al Teatro Lope de Vega di Madrid l’8 e 9 settembre 2003, con il teatro pieno fino all’inverosimile. Non era solo un documento: era una retrospettiva della sua carriera, ma anche uno spazio per nuovi brani e collaborazioni. Fredi Marugán, il suo chitarrista di sempre, era ancora lì con gli arrangiamenti, e Javier Bergia alle percussioni dava quel groove che ormai era il suo marchio di fabbrica. Ma ciò che colpiva di più era la mescolanza di antico e nuovo: versioni dei suoi primi successi accanto a canzoni come «Aquella tarde», che suonavano urgenti, come scritte ieri. Il tour che seguì durò fino alla fine del 2004, e intanto lui già preparava il passo successivo. Perché, per Serrano, la musica non fu mai un punto d’arrivo, ma un percorso fatto suonando note e raccontando storie.
Dati
- Nascita
- 9 mar 1974
- Paese
- 🇪🇸 Spagna
Etichette discografiche
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