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Raw Like Sushi 1989
Album · di Neneh Cherry ↗ Vai all'artista

Raw Like Sushi

Quando Neneh Cherry lanciò Raw Like Sushi nel 1989, presentò una proposta sonora che mescolava hip hop con new jack swing e R&B, un cocktail di tendenze degli anni ottanta a cui seppe dare il suo tocco personale. L'album, registrato tra settembre 1988 e gennaio 1989 in vari studi di Londra come Abbey Road e Battery, oltre a uno a New York, si nutrì di influenze che andavano dal pianoforte e dai sintetizzatori agli strumenti a fiato e percussioni. I testi, dal canto loro, riflettevano esperienze proprie della Cherry, come la sua maternità e la sua crescita, oltre ad affrontare temi di relazioni.

Anno
1989
Canzoni
14
Durata
66 min 14 seg
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14 canzoni

Lista delle canzoni

# Titolo Disponibile

Sull'album

Raw Like Sushi, secondo DoReSol

L'album prese vita con singoli che risuonarono forte. "Buffalo Stance", che aveva già una versione precedente sul lato B di un singolo di Morgan-McVey del 1986, fu riregistrata con Tim Simenon dei Bomb the Bass e divenne un successo globale, raggiungendo il terzo posto nel Regno Unito e nella Billboard Hot 100, oltre a guidare le classifiche nei Paesi Bassi e in Svezia. Un altro brano di spicco fu "Manchild", che raggiunse il quinto posto nel Regno Unito, e "Kisses on the Wind", che ebbe una buona accoglienza negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Nella produzione, Cameron McVey, marito della Cherry e noto come "Booga Bear", ebbe un ruolo importante, così come Jonny Dollar e Mark Saunders. Inoltre, Robert Del Naja dei Massive Attack co-scrisse "Manchild", e Andrew Vowles, anch'egli dei Massive Attack, contribuì a "Kisses on the Wind", "The Next Generation" e "So Here I Come."

L'estetica visiva dell'album fu anch'essa curata, con le foto di copertina e degli interni a cura del fotografo di moda Jean-Baptiste Mondino. La critica dell'epoca, come David Quantick di NME, la descrisse come "pop immediato e commerciale, ma fatto da qualcuno con una visione del mondo molto particolare", sottolineando il suo ingegno e la sua maturità. Altri, come Selina Webb di Music Week, la definirono "una collezione sottilmente provocatoria e giocosa", e Pete Clark di Hi-Fi News & Record Review ne sottolineò la "delizia jazzistica per l'inconformismo". L'album fu persino incluso nel libro 1001 Albums You Must Hear Before You Die.