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Narigón del siglo 2000
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Narigón del siglo

Quando Divididos entrarono in studio per registrare Narigón del siglo, scelsero un luogo ricco di storia: gli studi Abbey Road. Era l’anno 2000, e questo disco, il loro sesto lavoro in studio, segnò un momento di crescita per la band. Il suono che riuscirono a ottenere lì risuonò forte, diventando uno dei loro album più amati sia dai fan che seguivano Divididos da vicino sia dalla critica. Il titolo stesso, Narigón del siglo, ha una storia alle spalle. Secondo Ricardo Mollo, il soprannome si riferiva a coloro che, a suo avviso, avevano segnato gli anni ’80 e ’90 con bugie ed eccessi, usando la figura del "narigón" come simbolo dei vizi e dell’ipocrisia di quei tempi. L’arte dell’album, con disegni del bassista Diego Arnedo e il design di Alejandro Ros, completava questa proposta.

Anno
2000
Canzoni
13
Durata
50 min 21 seg
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13 canzoni

Lista delle canzoni

# Titolo Disponibile

Sull'album

Narigón del siglo, secondo DoReSol

Il disco si apre con "Casi estatua", una canzone che ti cattura fin dal primo momento con un’introduzione che evoca suoni dell’India e un’energia travolgente, preannunciando ciò che sarebbe venuto. Poi, l’intensità si abbassa un po’ con la più tranquilla "Par mil", che ebbe una discreta diffusione radiofonica. Mollo spiegò che "Tanto anteojo" era pensata per chi ostenta una conoscenza che, secondo lui, dovrebbe servire per crescere come persona, non per mettersi in mostra. E "Qué pasa conmigo" spicca per un assolo che ricorda Hendrix. Ma il brano che è diventato davvero un classico è "Spaghetti del rock". C’è chi dice che sia una dedica alla sua ex, Érica García, mentre altri vi vedono una riflessione su come i media traggano profitto dal mondo della musica. Si menziona persino un’interpretazione che lega la canzone a un documentario sulla vita di Luca Prodan che la band non sostenne.

Più avanti, "Elefantes en Europa" offre un contrasto, una canzone potente che sembra catturare un’istantanea della band a Londra. Poi, "Vida de topo" esplora l’universo interiore di ciascuno, una metafora di un viaggio interno che va dal "Paraíso" alla "Catedral", e di come, una volta tornati in strada, siamo tutti anonimi con il nostro mondo. La musica prosegue con "La ñapi de mamá", un rock incisivo a cui si aggiungono violini, e "Como un cuento", un brano con sfumature reggae in cui si sente la frase particolare "un chalchalero no es un rolling stone". L’album include anche il funk di "Sopa de tortuga" e il rock di "Pasiones zurdas derechas", chiudendo con brani come "La gente se divierte" e "La firma del Opa".

Discografia

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