La storia dietro
La canzone *Zoom* dei Soda Stereo, nata nel 1995, ci invita a esplorare un universo di desiderio e fantasia attraverso metafore audaci. Lo stesso Gustavo Cerati rivelò che il testo si nutre di riferimenti alla pornografia, con frasi come "siamo tutti dipendenti" o "dammi uno zoom", alludendo alle tecniche di ripresa impiegate in quel genere. La musica, sebbene apparentemente semplice, si costruisce su una solida base ritmica. Inizia con un battito di batteria segnato da Charly Alberti, a cui si aggiunge il basso di Zeta Bosio. La voce di Cerati entra in scena intorno al minuto 0:32, per poi lasciare spazio, più avanti, alla chitarra acustica in tonalità di Mi maggiore. L'armonica, introdotta da Bosio, e un assolo di tastiera segnano il bridge, e il brano si conclude con l'armonica e un colpo di batteria. Un affascinante dettaglio sonoro è l'inclusione di elementi di altre canzoni: si ascolta un riff di armonica, chitarre e percussioni di *New York Groove* degli Hello, e un sample dell'organo di *This Town Ain't Big Enough for Both of Us* degli Sparks.
La registrazione di *Zoom* avvenne in un contesto che rivela la ricerca sonora dei Soda Stereo. L'album di cui fa parte, Sueño Stereo, uscito nel 1995, vide nascere questo brano come secondo singolo promozionale. La canzone è stata riconosciuta per il suo impatto, posizionandosi al 129° posto tra le 500 migliori canzoni del rock iberoamericano secondo la lista di Al Borde nel 2006. Il video musicale, girato vicino al Planetario Galileo Galilei a Buenos Aires, mostra adolescenti che si baciano e i membri della band che interpretano la canzone, sotto la regia di José Muriente. Più recentemente, all'inizio degli anni 2020, un frammento di una performance dal vivo da Lima, Perù, è diventato virale su piattaforme come TikTok, Instagram e Facebook, con la frase "¡Sácame la luz!". La canzone, con la sua durata di 3:27, è diventata uno dei brani più riconosciuti del gruppo a livello internazionale.