La storia dietro
The Number of the Beast, secondo DoReSol
Steve Harris scrisse The Number of the Beast nel 1982 dopo aver passato una notte in bianco. Il bassista dei Iron Maiden sognò scene del poema Tam o' Shanter di Robert Burns e del film Damien: Omen II, e quegli echi filtrarono nel testo della canzone. Il brano racconta la storia di un uomo che si sveglia nel bel mezzo di rituali demoniaci, cerca di avvertire le autorità, ma finisce per convincersi che il suo incubo sia reale. La conclusione —un avvertimento che tornerà più forte— lascia la sensazione che l’inferno non sia solo un sogno, ma qualcosa che lo perseguita. L’introduzione vocale, registrata dall’attore Barry Clayton con un tono che ricorda Vincent Price, prende il primo versetto del Libro dell’Apocalisse e lo trasforma in un presagio agghiacciante prima che la band attacchi con il riff iconico.
Il brano fu il secondo singolo dell’album omonimo pubblicato nel marzo 1982 dai Iron Maiden, il primo con Bruce Dickinson come cantante. Martin Birch, ingegnere e produttore, diede alla registrazione un suono grezzo e diretto che catturò l’energia della band dal vivo. La controversia arrivò presto: negli Stati Uniti, la ripetizione ossessiva del numero 666 nel coro alimentò accuse di satanismo, qualcosa che la band smentì anni dopo con ironia in Piece of Mind, includendo anche un messaggio nascosto al contrario in Still Life. Il video di The Number of the Beast, pubblicato su MTV, costrinse a modificare l’immagine di Eddie the Head per calmare gli spettatori più nervosi. Nonostante tutto, la canzone raggiunse la posizione 18 nelle classifiche britanniche e divenne un pilastro dei loro concerti, sempre a chiudere con quel solo di chitarra che molti considerano uno dei più impegnativi per i chitarristi.
Dall'album
The Number of the Beast
Iron Maiden · 1982 · Track 5
Dati
Crediti
Testo Steve Harris
Musica Steve Harris