La storia dietro
Soleluna, secondo DoReSol
Soleluna suona come un’alba trasformata in canzone: una miscela di ritmi che si accendono da soli, dove l’italiano di Jovanotti scorre tra versi che sembrano sussurrati e ritornelli che balzano come scintille. Non è solo il contrasto tra acustico ed elettronico a renderla speciale, ma il modo in cui questo contrasto non appare mai forzato. C’è qualcosa nel modo in cui la voce di Jovanotti si muove tra gli arrangiamenti —come se ogni nota respirasse— che la fa sembrare più viva di molte canzoni del suo tempo.
Registrata nel 1998, Soleluna arrivò in un momento in cui Jovanotti aveva già superato il rap più grezzo dei suoi inizi per esplorare suoni che mescolavano funk, tocchi classici e persino ska. Non cercava di assomigliare a nessuno, né era legato a formule. Il brano fa parte di quella transizione: una canzone che non si adattava del tutto al pop degli anni ’80 né all’hip hop degli anni ’90, ma che inventava la sua strada. Il suo album dal vivo include addirittura un frammento di Rapper's Delight dei Sugarhill Gang, un omaggio alle sue radici che non suona come nostalgia, ma come celebrazione. E nel 1998, quando uscì il tributo Red Hot + Rhapsody in onore di George Gershwin, Jovanotti fu uno degli artisti ospiti, interpretando I Got Rhythm —un’ulteriore prova che la sua musica già circolava in territori dove l’italiano e il globale si fondevano senza bisogno di spiegazioni.
Dall'album
Lorenzo 1994
Jovanotti · 1994 · Track 12
Dati