Inizio · Canzoni · The Paul Butterfield Blues Band · Shake Your Moneymaker
Accordi in preparazione
Non abbiamo ancora analizzato l'audio di questa canzone. Quando sarà pronto, vedrai il player di accordi sincronizzato con il video.
Dall'album
The Paul Butterfield Blues Band
The Paul Butterfield Blues Band · 1965 · Track 2
Dati
La storia dietro
Il riff di slide guitar che apre Shake Your Moneymaker non chiede permesso: irrompe nella sala da ballo come un terremoto e non si ferma finché tutti non si muovono. Non è un blues di quelli che si ascoltano ad occhi chiusi; è il tipo di brano che ti fa dimenticare di essere in piedi e ti costringe a scuotere tutto ciò che serve. Elmore James lo registrò nel 1961 a New Orleans, ma il suono che uscì dallo studio di Cosimo Matassa sembra qualcosa che c’era sempre, come se la slide e la batteria stessero aspettando quel momento per iniziare a parlare. Il testo, invece, gioca sull’ambiguità: ripete più volte la frase "shake your money maker" senza chiarire se si riferisca a soldi, fianchi o entrambi. Come se denaro e movimento fossero la stessa cosa in quella stanza piena di fumo e amplificatori.
La versione di The Paul Butterfield Blues Band nel loro album del 1965 prende quel fuoco e lo accelera. Butterfield e la sua band — con Elvin Bishop alla chitarra — trasformarono il brano in un ponte tra il blues di Chicago e il rock che stava per arrivare. Non cercavano di suonare come qualcuno in particolare; volevano che il ritmo li trascinasse via come un fiume in piena. In studio, il gruppo registrò dal vivo, senza tagli né sovraincisioni, e il risultato rimase in un’unica take che catturò l’elettricità del momento. L’album raggiunse posizioni basse nella classifica di Billboard, ma anni dopo finì nelle liste dei migliori album blues di sempre. E sebbene Elmore James non visse abbastanza per vederlo, la sua canzone continuò a vivere: fu ascoltata dai Fleetwood Mac nei loro primi anni, George Thorogood la rese un inno dei suoi concerti, e perfino Rod Stewart la resuscitò decenni dopo. La slide di James, quel suono che sembra lacerare l’aria, rimane la firma di un brano che non invecchia perché non ha mai smesso di muoversi.