Inizio · Canzoni · Simon & Garfunkel · Richard Cory
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Dall'album
Sounds of Silence
Simon & Garfunkel · 1966 · Track 7
Dati
La storia dietro
C'è qualcosa che mi ha sempre colpito di Richard Cory: il modo in cui il narratore, un semplice operaio, costruisce l'immagine dell'uomo che tutti ammirano. Paul Simon non racconta una storia, ma la mostra dall'interno, come se l'ascoltatore stesse sentendo quel lavoratore durante la pausa pranzo. Ogni verso elenca i privilegi di Cory —la sua eleganza, la sua istruzione, la sua presenza serena— ma il dettaglio che fa più male non sta in ciò che viene detto, ma nel modo in cui viene detto: il coro si ripete dopo il finale tragico, come se il desiderio di essere lui non svanisse mai. La canzone non giudica; espone semplicemente quell'invidia che tutti abbiamo provato almeno una volta per qualcuno che sembra avere tutto.
La registrarono nel dicembre del 1965, proprio quando il duo aveva mosso i primi passi con The Sound of Silence. Paul Simon scrisse il testo ispirandosi a una poesia di Edwin Arlington Robinson che dovette studiare al liceo, alla Forest Hills High School di New York. Il brano fu incluso in Sounds of Silence, l'album pubblicato nel gennaio del 1966 che, senza volerlo, finì per definire il suono del folk rock di quell'epoca. Prodotta da Bob Johnston, la versione originale dura esattamente 2:57, un tempo calibrato perché ogni parola e ogni silenzio abbiano il giusto peso. La Columbia Records la pubblicò come parte di quel disco, ma l'impatto andò oltre: anni dopo, persino Wings la inclusero nella loro tournée del 1975-1976, con Denny Laine che sostituì il nome di Cory con quello di John Denver in un omaggio che fece ridere il pubblico.