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La storia dietro
¿Qué ves?, secondo DoReSol
La prima volta che ascolti ¿Qué ves?, vieni catturato da quella combinazione inaspettata di ritmi che non dovrebbero funzionare ma invece sì: la chitarra di Ricardo Mollo suona come un reggae, ma con un peso inusuale per il genere, mentre il basso di Diego Arnedo e la batteria di Federico Gil Solá imprimono un ritmo che ricorda il folclore andino. Il charango entra nella seconda strofa come un sussurro ipnotico, scompare nella coda per lasciare spazio a un malambo che si fonde con un volo chitarristico di Mollo. Ciò che colpisce di più è come le voci si zittiscano proprio quando la batteria e il basso smettono di guidare il ritmo, come se il brano respirasse in quel silenzio prima di ripartire. I quattro accordi che sostengono l’intero pezzo — la minore, sol, re e fa — si ripetono con una economia che non ne intacca la forza, e nel ritornello rimangono solo la minore e sol. Il solo intermedio, in la minore, è la ciliegina sulla torta di un brano già di per sé indimenticabile.
Il testo è stato scritto da Gil Solá, ma ciò che rende davvero unico il brano è la sua costruzione sonora. Registrato in Argentina nel 1993 per l’album La era de la boludez, il disco è diventato un punto di svolta per i Divididos: non solo per il successo di ¿Qué ves?, che divenne il singolo di punta dell’album, ma perché lì hanno consolidato un suono proprio, grezzo e senza compromessi. Il missaggio è stato curato da Danny Alonso e Tony Peluso, con la produzione di Aníbal Kerpel e Gustavo Santaolalla. Nel 2002, la rivista Rolling Stone lo ha posizionato al 19º posto della sua lista delle 100 migliori canzoni del rock argentino. E nel 1999, la band brasiliana Tihuana ne ha realizzato una versione in portoghese per il loro primo album, Ilegal.
Dall'album
La era de la boludez
Divididos · 1993 · Track 5
Dati
Crediti
Testo Diego Arnedo, Ricardo Mollo, Federico Gil Solá
Musica Diego Arnedo, Ricardo Mollo, Federico Gil Solá