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Dall'album
La era de la boludez
Divididos · 1993 · Track 2
Dati
La storia dietro
In Ortega y Gasés il basso e la batteria si muovono come un unico corpo, con un groove che non molla nemmeno nei silenzi. Il brano avanza in un tempo che sembra respirare tra note brevi e pause lunghe, come se ogni strumento stesse raccontando una storia separatamente ma allo stesso tempo. Il pezzo parte con un riff di basso che si ripete con minime variazioni, quasi come un battito, mentre la batteria segna uno schema che non segue i quattro tempi tradizionali. È proprio questo dettaglio — questo dondolio tra il prevedibile e l’imprevedibile — a rendere il brano vivo anche nei momenti più semplici.
Ortega y Gasés fa parte di La era de la boludez, il disco che nel 1993 ha consacrato i Divididos come una delle band più solide del rock argentino. L’album è stato registrato in un momento in cui la band aveva già chiaro che non voleva suonare come nessun altro: cercavano un suono crudo, senza filtri, che riflettesse il caos e l’energia del loro paese in quegli anni. Il missaggio è stato affidato a Danny Alonso e Tony Peluso, mentre la produzione ha avuto la supervisione attenta di Aníbal Kerpel e Gustavo Santaolalla, due nomi chiave per capire perché questo disco suona così. Con appena due minuti e mezzo, Ortega y Gasés è un esempio perfetto di come tre musicisti possano creare qualcosa che suoni epico senza bisogno di grandiloquenza.