La storia dietro
Piove, secondo DoReSol
Piove suona come una giornata grigia che si insinua nella musica. Non è solo il ritmo che si trascina tra gocce immaginarie, ma quella miscela di malinconia e groove che fa sembrare il basso e la batteria come un ombrello che si apre e si chiude senza fretta. Il brano ha un tocco di rap vecchio stile, di quelli che si muovevano tra rime e sintetizzatori brillanti, ma con una svolta inaspettata: la voce di Jovanotti non sembra quella di un rapper tradizionale, ma di qualcuno che racconta una barzelletta mentre piove.
Il brano è nato nel 1998, proprio quando Jovanotti non voleva più restare nella sua fase più commerciale di rap. Aveva iniziato con testi spensierati e beat accattivanti, ma poco a poco ha lasciato alle spalle le tastiere degli anni '80 e i giochi di parole facili per addentrarsi in temi più profondi. Piove è un buon esempio di questo cambiamento: non è una canzone sulla pioggia, ma su come la pioggia — o qualsiasi cosa cada senza preavviso — possa essere il pretesto perfetto per parlare di ciò che si porta dentro. La registrazione è pulita, senza artifici, e il basso ha quel peso che fa sentire il brano solido, come una pozzanghera in cui si può saltare senza paura di affondare.
Dall'album
Lorenzo 1994
Jovanotti · 1994 · Track 6
Dati