La storia dietro
Master of Puppets, secondo DoReSol
Addentrandoci in *Master of Puppets*, ci imbattiamo in un brano che va oltre una semplice canzone. La sua struttura si sviluppa in quasi nove minuti, scandita da complesse sezioni strumentali che invitano a sviscerare ogni passaggio. C'è un momento particolare, tra i minuti 3:30 e 5:14, in cui il ritmo si attenua, un espediente che la band avrebbe riutilizzato in altre composizioni. Il testo, invece, affronta il tema del controllo, ma dalla prospettiva delle droghe che, anziché essere controllate dall'utente, finiscono per dominare la persona dipendente.
Questa composizione, pubblicata nel 1986, è diventata un pilastro delle loro esibizioni dal vivo, essendo stata eseguita più di 1500 volte. Fu registrata a Copenaghen, Danimarca, presso i Sweet Silence Studios, sotto la produzione di Flemming Rasmussen. Questo album segnò l'ultima partecipazione del bassista Cliff Burton, che purtroppo perse la vita nel settembre 1986 a seguito di un incidente d'autobus mentre la band era in tour. La copertina dell'album, creata da Metallica e Peter Mensch, con la pittura di Don Brautigam, presenta un campo di lapidi bianche collegate da fili, manipolate da mani in un cielo rossastro e nuvoloso, con un bagliore arancione all'orizzonte.
Dall'album
Master of Puppets
Metallica · 1986 · Track 2
Dati
Crediti
Musica Cliff Burton, James Hetfield, Kirk Hammett, Lars Ulrich