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Dall'album
Lorenzo 1994
Jovanotti · 1994 · Track 17
Dati
La storia dietro
La canzone Mario di Jovanotti ha un ritmo che sembra scappato da una prova di strada: il basso e la batteria si intrecciano in un pattern che ti fa fischiettare senza accorgertene. Non è un brano che si ascolta alla radio, ma nel momento in cui risuona, è chiaro perché Jovanotti l’abbia scelta come uno dei suoi pezzi più personali. Il tema procede con una cadenza che mescola l’urbano a un’aria di celebrazione, come se fosse stato fatto per ballare in uno spazio piccolo dove il suono rimbalza tra le pareti.
La registrazione di Mario fa parte di un periodo in cui Jovanotti —nome d’arte di Lorenzo Cherubini— stava esplorando suoni più organici, allontanandosi dai sintetizzatori dei suoi esordi. L’artista aveva iniziato a fondere il funk con tocchi di world music e, in questo brano, c’è persino un omaggio ad arrangiamenti che ricordano la musica classica. Il testo, come in molte delle sue canzoni, mescola il quotidiano con riflessioni che vanno oltre la superficie. Compare anche in un album dal vivo dove include una versione ridotta di Rapper’s Delight dei Sugarhill Gang, mostrando il suo gusto nel collegare epoche e stili. Nel 1998, partecipò a Red Hot + Rhapsody, un tributo a George Gershwin in cui interpretò I Got Rhythm, confermando la sua versatilità oltre l’italiano.