La storia dietro
Las golondrinas de Plaza de Mayo, secondo DoReSol
Invisible chiude El jardín de los presentes con un gesto inaspettato: una canzone che inizia nel silenzio e finisce in un sussurro. "Las golondrinas de Plaza de Mayo" non è un brano epico, ma piuttosto un paesaggio sonoro in cui la chitarra di Spinetta si intreccia in arpeggi che sembrano fluttuare, mentre il basso di Machi Rufino disegna linee brevi e precise. Su questa trama, i bandoneón di Rodolfo Mederos e Juan José Mosalini irrompono con quella cadenza che il rock argentino raramente esplora, e il String Ensemble diretto da Moretto dà loro corpo con archi che si allungano come ombre al tramonto.
Il dettaglio che sorprende di più è come tutto svanisca, lasciando solo il suono di un bandoneón che si allontana e la voce di Machi che dice *"Bienvenido al jardín de los presentes"*, come se l'album fosse stato un sogno dal quale ci risvegliamo.La registrazione del 1976 non cercava di suonare come nulla di conosciuto. Spinetta compose il brano in un momento in cui Invisible non era più la band dei Mothers, ma un quartetto che esplorava tessiture più intime e meno urgenti. L'album fu registrato in tre settimane con attrezzature prestate, eppure il risultato è un pezzo che sfida le etichette: non è puro rock, non è tango classico, ma ne ha elementi di entrambi.
I critici di Rolling Stone lo inclusero tra i 100 migliori del rock argentino, sebbene lo stesso Spinetta avesse chiarito che non c'era alcuna intenzione politica nel titolo. Eppure, il pubblico se ne appropriò, e oggi rimane lì, come una soglia tra ciò che fu e ciò che sarebbe venuto.
Dall'album
El jardín de los presentes
Invisible · 1976 · Track 8
Dati
Crediti
Testo Luis Alberto Spinetta
Musica Luis Alberto Spinetta