La storia dietro
I giovani, secondo DoReSol
I giovani di Jovanotti dura appena un minuto e ventinove secondi, ma in quel breve spazio di tempo riesce a condensare una dichiarazione d’intenti. Non è un brano che si dilunga in versi lunghi o melodie elaborate; la sua forza sta nell’economia di risorse: un ritmo che pulsa con urgenza, un testo che si ripete come uno slogan e un titolo che funziona come un appello alle armi. L’amo non sta nella complessità, ma nell’immediatezza: sembra qualcosa che si canta a squarciagola, in gruppo, con l’energia di chi non ha bisogno di altro che un beat per partire.
Il brano nacque in un momento di transizione per Jovanotti —o Lorenzo Cherubini, come veniva anche chiamato prima di consolidare il suo nome d’arte—. In quel periodo, il musicista stava lasciandosi alle spalle l’hip hop e il rap dei suoi esordi per esplorare suoni più organici, mescolando funk con tocchi di world music e persino arrangiamenti che ricordavano lo ska. I testi, che un tempo si concentravano sul festoso, iniziarono a orientarsi verso temi più profondi, come se ogni canzone fosse un passo ulteriore nella sua evoluzione. I giovani sembra catturare proprio quel momento: non è un brano epico, ma uno che riflette quel cambiamento di pelle, quel istante in cui l’artista si spoglia delle etichette per diventare qualcosa di diverso. La versione live che include nel suo album Delight —dove accorcia Rapper's Delight dei Sugarhill Gang— mostra come anche nella brevità possa esserci un omaggio alle sue radici, ma anche come il suo suono stesse già guardando altrove.
Dall'album
Lorenzo 1994
Jovanotti · 1994 · Track 4
Dati