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La storia dietro
Great Southern Land, secondo DoReSol
La prima volta che ascoltai Great Southern Land alla radio, nel 1982, non capii bene di cosa parlasse. Ma qualcosa nel suo suono mi catturò: quella miscela di sintetizzatori freddi con chitarre che sembrano il deserto, quel ritmo che non si adatta mai a una battuta comune. Il brano ha una durata insolita per un successo dell'epoca — supera i cinque minuti nella versione originale — e questo già lo rendeva diverso. Iva Davies utilizzò una tecnica di scrittura chiamata *cut-up*, mutuata da scrittori come William Burroughs, per costruire il testo. Invece di rime orecchiabili, cercò qualcosa di più astratto, come un puzzle di immagini australiane: deserti, fuoco, cieli aperti. Non era il tipico brano sul paese, ma un invito a sentirlo dall'interno, con quella mescolanza di orgoglio e mistero che solo un luogo come Australia può avere.
Lo registrò in Australia con Keith Forsey come produttore, subito dopo che Icehouse — all'epoca noti come Flowers — iniziarono a farsi strada fuori da Sydney. Il brano venne pubblicato il 9 agosto 1982 come anticipazione di Primitive Man, il loro secondo album, e in meno di un mese era già nella Top 5 delle classifiche locali. Ma la cosa più curiosa è che, anni dopo, divenne un simbolo inaspettato: apparve nel film Young Einstein (1988), in un remix del 1989 che suonava nelle radio della Germania e ispirò addirittura Peter Weir a chiedere a Davies di comporre la colonna sonora di Master and Commander dopo averlo visto sullo schermo dell'Opera House di Sydney. Nel 2014, l'Archivio Nazionale del Suono dell'Australia lo inserì nella sua lista di registrazioni storiche, e nel 2018 si classificò quarto nella classifica di Triple M come "la canzone più australiana di tutti i tempi". Fino alla nazionale di cricket lo usa come musica d'ingresso nelle partite. Non è solo un brano: è un pezzo di identità che si reinventa ogni volta che risuona.
Dall'album
Great Southern Land
Icehouse · 1989 · Track 4
Dati