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La storia dietro
Encapuchados, secondo DoReSol
Il brano Encapuchados dei Bersuit Vergarabat si distingue per la sua miscela esplosiva di rock con ritmi latini che, in appena 4 minuti e 23 secondi, trasmette un’energia ribelle e contagiosa. Il pezzo non solo rompe con la struttura tradizionale del rock argentino di fine anni ’90, ma incorpora anche elementi di murga, candombe e persino tango, creando un suono che sembra una protesta di strada ma con un ritmo che invita a ballare. Il testo, carico di ironia e critica sociale, utilizza immagini forti — come gli incappucciati — per parlare di esclusione e violenza istituzionale senza scadere nel pamphlet. Ciò che colpisce di più è come la band riesca a rendere naturale quella tensione tra il politico e il festivo, come se il brano fosse nato in una marcia ma con un basso che pulsa come in una discoteca.
Il brano fa parte del DNA dei Bersuit Vergarabat in un periodo in cui il gruppo esplorava suoni ibridi tra il rock e le radici latinoamericane. Il tema fu registrato quando la band aveva già una identità definita, ma cercava ancora di rompere gli schemi del genere. Nonostante non ci siano registrazioni di aneddoti specifici sulla sua registrazione, il risultato riflette quella ricerca: chitarre che tagliano come coltelli, percussioni che imitano marce di strada e voci che si intrecciano tra il corale e il gutturale. Il fatto che la formazione che lo registrò includesse figure come Gustavo Cordera (voce) e Pepe Céspedes (basso) — due pilastri del sound della band — spiega perché il brano abbia quella miscela di asprezza e groove che lo rende inconfondibile. Oggi, Encapuchados rimane un pezzo ricorrente nei loro concerti, come se il tempo non fosse passato per una canzone che, fin dal titolo, annunciava di voler disturbare.
Dall'album
Don Leopardo
Bersuit Vergarabat · 1999 · Track 13
Dati