La storia dietro
Come On In My Kitchen, secondo DoReSol
“Come On In My Kitchen” è una di quelle canzoni che ti catturano fin dalla prima nota. Robert Johnson, con la sua capacità unica di trasmettere emozioni, crea un’atmosfera quasi ipnotica che risuona con tristezza e nostalgia. Questo brano, caratterizzato dalla sua struttura blues di otto misure, si regge su un ritornello ripetuto che gli conferisce coesione e una profonda carica emotiva. L’interpretazione di Johnson è così intensa che, secondo il suo compagno di viaggio Johnny Shines, arrivò a far piangere il pubblico in una delle sue esibizioni a St. Louis.
La registrazione di questa canzone ebbe luogo il 23 novembre 1936 al Gunter Hotel di San Antonio, Texas, durante la prima sessione di registrazione di Johnson. Da quella sessione furono conservate due take, ma fu la prima quella scelta dalla Columbia Records per essere inclusa nella compilation *King of the Delta Blues Singers* del 1961. Curiosamente, i produttori della Vocalion ritennero che la prima take fosse troppo malinconica e chiesero a Johnson di registrare una versione più allegra per la seconda take, quella poi pubblicata nel 1937. Questo riflette come, a volte, le decisioni commerciali possano influenzare la presentazione di un’opera d’arte.
Il testo di “Come On In My Kitchen” evoca solitudine e disamore. Johnson canta della moglie che lo ha lasciato, riflettendo una narrazione di perdita che risuona con molti. Frasi come “Everybody throws her down” e “Ain’t got nobody to care for me” svelano la sua vulnerabilità. Inoltre, l’uso di un mormorio all’inizio e l’imitazione del vento invernale con la chitarra aggiungono uno strato di atmosfera che rende l’ascolto ancora più coinvolgente. Questa canzone non è solo una testimonianza del talento di Johnson, ma anche un esempio di come il blues possa catturare l’essenza dell’esperienza umana.
Dall'album
King of the Delta Blues Singers
Robert Johnson · 1961 · Track 3
Dati
Crediti
Testo Robert Johnson
Musica Robert Johnson